Luca Betti, uno scrittore fermentato

Ho un chiaro ricordo di una frase del mio professore di italiano delle superiori “Piero, ti promuovo anche quest’anno con un 6 politico, ma ti devi impegnare di più la prossima volta”; non c’era verso il mio unico obiettivo era il 6-, sopravvivevo studiando il minimo indispensabile.
Tra l’altro in italiano ero una pippa clamorosa.
Dovevo leggere un libro al mese, ma io invece preferivo i fumetti (e li leggo ancora).
A scuola ti chiedevano di leggere anche i quotidiani, ma io sfogliavo la cronaca e passavo subito alla rubrica sportiva dove ai tempi scrivevano giornalisti quali Gianni Brera, Gianni Mura, Dino Buzzati e anche Indro Montanelli.
Le gigantesche antologie scolastiche grandi come mattoni mi spaventavano… Una volta la carta delle pagine dei libri di scuola era forse più pesante, chi può dirlo, fatto sta che oggi ho diverse ernie dorsali; colpa del peso della cultura?
Oggi ho superato tutti i miei traumi scolastici del passato, dimenticato i ricordi negativi e ancora una volta,
dopo Alessandro Casalini, con sempre un po’ di timore reverenziale sono pronto a parlare di libri con Luca Betti.
Luca proprietario del beershop “Top of the Hops” e scrittore di gialli ha da poco adibito a libreria un angolo del suo negozio. Un’iniziativa tanto interessante quanto originale.
Forse una notte in sogno ha “smezzato” una birra con Agatha Christie che lo ha ispirato.
Grazie a Luca ora a Imola si beve un po’ di letteratura; Arthur Conan Doyle ed Edgar Allan Poe ne sarebbero fieri. Prima o poi anche a lui dedicheranno una birra come a Thomas Hardy.
Voglio usare il metodo Stanislavskij per immedesimarmi in un personaggio quasi mitologico, metà Harold Bloom e metà Kuaska per fargli domande che non siano banali.
Bando alle ciance, ce la metterò comunque tutta per fare meglio del solito 6-.
Pronti via…

Ciao Luca, com’è nata la tua vocazione letteraria?
Ciao Piero! Leggendo tanto fin da bambino, a un certo punto è venuta anche la voglia di provare a scrivere qualcosa. Al liceo a me i temi servivano per alzare la media e arrivare al 6 tranquillo anche in italiano.

Esiste un libro che ha avuto una grande influenza nella tua vita?
Sicuramente, più di uno in realtà. La storia infinita è stato il primo “mattone” che ho letto da ragazzino, poi le avventure di Sherlock Holmes e la trilogia del Signore degli anelli.

C’è uno scrittore che consideri il tuo mentore e a quale birra lo paragoneresti?
Te ne dico due: Sir Arthur Conan Doyle, per lui sceglierei una stout, poi Tolkien e per lui andrei con un barley wine.

Perchè hai scelto di scrivere libri gialli?
I gialli e i fantasy sono stati i primi generi a cui mi sono appassionato, alla fine è venuto abbastanza naturale scrivere dei gialli con ambientazione fantasy. Dei gialli, quando li leggo, mi piace provare a indovinare chi è il colpevole, sperando di cogliere gli indizi che l’autore semina lungo il libro. Per fortuna non ci riesco quasi mai.

Quale dei personaggi dei tuoi libri assomiglia più a te e che rapporto hai con lui? Esiste solo su carta
oppure in qualche modo abita assieme a te?
Ti premetto che i libri li ho scritti anni fa, quando facevo un altro lavoro e quindi non pensavo che mi sarei trasformato in Peb, l’oste della locanda. Adesso è sicuramente lui quello che mi somiglia di più.

I tuoi libri sono ambientati in un mondo fantasy, pensi affascini di più i lettori? Come mai questa scelta? Quanto l’ambientazione aiuta a creare emozioni?
La scelta del fantasy diciamo che potrebbe avere più motivazioni.
La prima, come ti dicevo, riguarda la mia passione per quel genere, poi ci sono altri fattori. Nel fantasy il mondo e le sue dinamiche li costruisci tu, ti puoi prendere tante libertà su come funzionano le cose. Inoltre l’uso del fantasy mi ha permesso di creare una neanche troppo velata allegoria della nostra società reale, lasciando però ai lettori la libertà di interpretarla secondo i loro schemi, la loro visione.

Entrambi i tuoi romanzi sono ambientati nella città di Lotrib. Ce ne parli un po’?
Una città di mare, con un porto importante che è diventata meta di migrazione di persone di razze diverse che vi si sono stabilite provenendo da posti differenti. Apparentemente molto tranquilla, ma dove esiste ancora una zona ghetto e dove una certa tensione sociale cova sotto le cenere.

A Lotrib, c’è un Pub dove dissetarsi?
La locanda di Peb è il punto di ritrovo dei protagonisti, quasi la loro secondo casa, dalle nostre parti sarebbe un grande pub con cucina.

Nei tuoi libri c’è anche un po’ della tua città?
Quando li ho scritti vivevo a Castel San Pietro Terme, una città medio-piccola, direi che c’è più di Bologna forse, ma non così tanto.

L’investigatore Darden, protagonista di entrambi i tuoi libri beve birra, artigianale spero?
Assolutamente, birra selezionata da Peb dai migliori produttori locali “la miglior bionda di tutta Lotrib”.

Se ti proponessero di girare un film quale attore vorresti che lo interpretasse?
Per essere fedeli al libro ci vorrebbe un attore abbastanza giovane, quelli che avevo in mente quando l’ho scritto adesso sono troppi avanti con gli anni forse, quindi mi cogli impreparato. Mi viene in mente forse Kit Harington (Jon Snow del Trono di Spade), me lo puoi richiedere fra qualche settimana? Ci devo pensare bene, devo fare dei provini.

Un beershop a Lotrib come potrebbe essere?
Li vedo più da birra a caduta, come se piovesse.

Due anni di Covid ci hanno rubato un po’ della nostra vita personale e lavorativa; come hai vissuto questi drammatici momenti e come ha influenzato il tuo lavoro?
Personalmente male come tutti, nel 2020 è anche nata la nostra seconda figlia quindi diciamo che i lockdown sono stati impegnativi, ma di buono c’è stato il dedicare molto tempo ai bambini. Dal punto di vista lavorativo ovviamente complicati, in alcuni momenti frustranti, ma abbiamo uno zoccolo duro di clienti che ci ha sostenuto il più possibile, abbiamo conosciuto nuovi clienti con le consegne a domicilio, ci siamo rimboccati le maniche e adesso speriamo di recuperare tutto.

Passiamo alla passione per la birra… quando è nata?
Negli anni ‘90 quando a Castel San Pietro sono arrivati i primi pub e ai tempi (sembra una vita fa ora) si servivano gli alcolici anche ai minorenni. Si trattava di birre commerciali, scozzesi o irlandesi magari, ma industriali. Poi iniziai ad appassionarmi alle birre di Monaco di Baviera fino a quando, finalmente, una decina di anni fa ho scoperto la birra di qualità, prima con il Belgio e poi con le artigianali italiane.

Alta fermentazione o bassa fermentazione, Steven King o Andrea Camilleri?
Alta o bassa tutte e due, sceglierne una vorrebbe dire privarsi di troppi stili fantastici. King e Camilleri sono mostri sacri, però, per farti altri nomi rispetto a quelli di prima, ho letto molto di Jo Nesbo e Loriano Macchiavelli, con un occhio di riguardo anche a tanti altri meno conosciuti.

Fare cultura letteraria, ma anche birraria… Raccontare la birra che si sta per bere al consumatore medio quanto è difficile? Scrivere un libro non è più facile vero?
Quando hai davanti una persona curiosa e aperta diventa tutto molto più facile. Il difficile è se qualcuno è prevenuto o se pensa di sapere già tutto, ma credo che questo valga non solo per la birra. La mia esperienza dice che c’è tanta curiosità e che l’importante è puntare sulla qualità dei prodotti e far percepire ai clienti la propria passione. Ho visto persone passare dal bere solo pils (che non ci sarebbe nulla di male comunque) a chiedere anche birre acide con grande naturalezza nel giro di pochi anni. Scrivere un libro è sicuramente difficile, necessita di tempo, programmazione, idee, ma è un’esperienza di altro tipo, molto più personale, privata.

Una domanda scomoda te la devo fare… Hai collaborato con Slow Food per la “Guida alle Birre d’Italia” per la regione Emilia Romagna, come valuti la qualità dei birrifici della nostra zona?
La valuto buona già allo stato attuale e sicuramente in crescita. Ti faccio questi esempi facendo qualche nome, non per togliere nulla agli altri, ma per far capire quanto sta crescendo il movimento, anche grazie agli investimenti e alla determinazione delle persone: quando noi abbiamo aperto Cà del Brado non esisteva, mentre Mazapegul, Bellazzi e Claterna erano ancora delle beer firm. Ora hanno impianti di tutto rispetto, locali hanno ricevuto premi e riconoscimenti. E, ripeto, senza dimenticare tanti altri birrifici emiliano-romagnoli che da anni propongono birre di qualità. Io in questo momento della mia vita non sono molto campanilista, ma devo dire che anche se ci sono regioni più “in vista” in questi anni, qui ci difendiamo molto bene.

Hai anche un’altra grande passione, la musica… che genere preferisci?
Rock in quasi tutte le sue declinazioni, fino al metal.

Una volta un giovane fumettista ha allegato alla sua storia, della musica da ascoltare durante la lettura.
Cosa consiglieresti di bere e quale canzone faresti ascoltare durante la lettura dei tuoi libri?
Forse con un fumetto è più facile, con un libro una sola birra e una sola canzone diventerebbe noioso. Mi salvo così: quello che volete basta che siano musica e birra di qualità, abbondano entrambe.

Che voto mi dai questa volta prof? Io mi accontenterei del mio solito 6- , mi ci sono affezionato…
Mi hai messo a dura prova Piero, ma ti ringrazio moltissimo. Il voto che ti do io sono i gradi dell’ultima imperial stout che hai bevuto, così sono sicuro che non ti deludo.

C’è poco da aggiungere. Luca è scrittore, musicista, esperto di birra artigianale… Una persona dalle tante passioni che vive un po’ a Lotrib e un pò nella sua Imola, in una terra a metà tra realtà e fantasia.
Un giorno l’investigatore Darden entrerà nel suo beershop, si sentirà entusiasta di aver risolto l’ennesimo caso e si godrà un meritato boccale della miglior bionda di Top of the Hops.
Credo che anche per lui “Bere Birra è il dannato sostegno a questa vita”.

(Una dedica al mio generoso insegnante di italiano delle superiori con la promessa che mi impegnerò sempre per raggiungere almeno un 6 pieno)

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